Dal Green Deal al libera tutti
- Buenaventura Durruti
- 2 ore fa
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Nella lettera strategica inviata ai leader nazionali il 9 febbraio 2026, la presidente della Commissione Europea von der Leyen ha avvertito che il mondo è “sempre più plasmato dal potere bruto, dalla rivalità strategica e dalla strumentalizzazione delle dipendenze”. L'unica soluzione, ha sostenuto, è migliorare la competitività del blocco per sostenere “la nostra spinta verso l'indipendenza”. “È chiaro che non possiamo più continuare a fare affari come al solito. Le divergenze tra le norme nazionali e le condizioni commerciali dei vari Stati membri impediscono alle imprese di realizzare il loro pieno potenziale e limitano la competitività dell'Europa. Il nostro obiettivo principale deve essere quello di rimuovere queste barriere interne”, ha scritto von der Leyen.
Il messaggio centrale della lettera è quindi il seguente: l'Unione Europea deve passare dalla reazione agli shock (pandemia, crisi energetica, guerra) alla forza economica strutturale. Azioni prioritarie proposte: a) rafforzare la capacità industriale nei settori strategici; b) ridurre la frammentazione normativa; c) approfondire il mercato unico; d) semplificare le norme per le PMI e gli investitori.
La lettera è un contributo alle discussioni durante il ritiro dei leader del 12 febbraio e al prossimo Consiglio europeo di marzo, definito "cruciale".
Probabilmente avete letto e sentito molto sui dibattiti e sulle conclusioni del ritiro tenuto dai capi di governo degli Stati membri al castello di Alden Biesen. Per una prima lettura informativa, consigliamo quindi le conclusioni ufficiali del Consiglio:
Di seguito invece sono riportate le nostre prime riflessioni sulle possibili ripercussioni sul programma di lavoro della Commissione per il periodo 2026-2027, che, ricordiamo, sarà fondamentale anche per la finalizzazione del prossimo bilancio dell'UE per il periodo 2027-2034. Ci concentriamo quindi su alcune aree di immediato interesse generale:
1) Politica industriale; 2) Energia e clima; 3) Agricoltura e territorio; 4) Economia circolare e materiali; 5) Finanza.
1) Leggi in materia di politica industriale: dal Green Deal al "Clean Industrial Deal"
PROBABILI SVILUPPI nella legislazione UE
Assisteremo a un progressivo svuotamento degli obiettivi ambientali elaborati nella scorsa legislatura - e con la stessa von der Leyen a capo della Commissione - ed a un aumento degli strumenti di modellizzazione del mercato volti a proteggere e rafforzare determinati settori, anche attraverso l'approccio della "preferenza europea".
Proposte previste
• Regolamentazione più rapida per il rilascio delle autorizzazioni per progetti industriali strategici
• Regole di preferenza UE negli appalti pubblici (produzione a zero emissioni nette)
• Revisione dei quadri di riferimento per gli aiuti di Stato nei settori strategici
• Nuove piattaforme di finanziamento che combinano fondi UE e nazionali
Impatto pratico
La politica climatica diventa una politica produttiva:
legislazione volta a garantire che gli stabilimenti produttivi siano costruiti in Europa, non solo mirata a ridurre le emissioni a livello globale.
2) Energia e clima — fase di attuazione
La maggior parte degli obiettivi climatici esiste già; ora la legislazione si concentra sull'esecuzione e messa in opera.
Prossimi files
• Norme per l'accelerazione dell'espansione della rete
• Incentivi all'elettrificazione industriale
• Quadro dei contratti per differenza sul carbonio
• Meccanismi di stabilizzazione dei prezzi energetici a lungo termine
Cambiamento chiave
Dal fissare obiettivi → rendere i progetti finanziabili.
3) Agricoltura e territorio — monitoraggio anziché nuove restrizioni e/o condizionalità
A seguito del nuovo quadro normativo sul suolo e della probabile semplificazione della PAC:
Orientamento legislativo
• Regolamentazione della certificazione del carbon farming
• Norme sul riciclaggio dei nutrienti (biofertilizzanti e azoto/fosforo recuperati)
• Criteri per l'approvvigionamento sostenibile di biomassa
• Regole semplificate di condizionalità della PAC
Logica politica
Ridurre gli oneri per gli agricoltori, ma continuare a garantire risultati ambientali attraverso la misurazione piuttosto che i divieti.
4) Economia circolare e materiali — norme sul carbonio a livello di prodotto
La prossima legislazione passerà dal controllo e abbattimento delle emissioni energetiche al carbonio incorporato nei beni prodotti.
PROPOSTE PROBABILI
• Requisiti relativi all'impronta di carbonio dei prodotti
• Quote di contenuto riciclato e bio-based (settori selezionati)
• Divulgazione del ciclo di vita dei materiali da costruzione (product passport)
• Standards di mercato per la trasformazione dei rifiuti in risorse
Tutto ciò riguarderà maggiormente i settori dell'acciaio, dei prodotti chimici, della plastica e dell'edilizia rispetto a quello della produzione di energia.
5) Finanza: trasformare i risparmi in investimenti industriali
Attenzione giuridica principale sulla mobilitazione di capitali.
Iniziative previste
• Pacchetto legislativo sull'Unione dei mercati dei capitali
• Strumenti di investimento dell'UE per le tecnologie strategiche
• Semplificazione della rendicontazione tassonomica
• Nuove norme di cartolarizzazione per le infrastrutture verdi
Obiettivo:
far sì che gli investitori privati finanzino le infrastrutture di transizione invece di fare affidamento sui sussidi.
Riteniamo inoltre importante sottolineare COME - attraverso quali strumenti - dovrebbero essere attuati questi cambiamenti (presumibilmente PROFONDI) nell'orientamento politico. Di seguito sono riportati alcuni esempi tratti dalla lettera della von der Leyen e dalle conclusioni del Consiglio.
• La Commissione sosterrà e approfondirà il suo impegno senza precedenti per semplificare la legislazione dell'UE.
• La Commissione intraprenderà una profonda revisione normativa dell'acquis dell'UE. Tale esercizio mirerà a eliminare sistematicamente le disposizioni obsolete, le sovrapposizioni, le incongruenze e i requisiti procedurali ridondanti. Comprenderà inoltre un rinnovato e determinato sforzo per ritirare le iniziative legislative che non ottengono un sostegno sufficiente in seno al Consiglio e al Parlamento europeo.
• I regolamenti dovrebbero essere utilizzati sempre più spesso al posto delle direttive, limitando al contempo il ricorso agli atti di esecuzione e agli atti delegati ai casi strettamente necessari.
• I colegislatori devono garantire che gli emendamenti proposti non compromettano gli obiettivi di semplificazione.
• Eliminare gli ostacoli nazionali alla piena realizzazione del mercato unico dell'UE, poiché la frammentazione e l'attuazione disomogenea continuano a limitare le attività e gli investimenti transfrontalieri, in particolare in settori chiave dei servizi quali le telecomunicazioni, l'energia, i mercati dei capitali, il diritto societario, la ricerca e l'innovazione, settori che costituiscono la spina dorsale del modello economico europeo e della sua crescita futura.
• Eliminare gli ostacoli principali a un mercato finanziario veramente integrato.
• Sviluppare il più possibile fonti energetiche a basse emissioni di carbonio, approfondendo al contempo l'integrazione del mercato dell'energia elettrica.
• Guidare la trasformazione digitale e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.
• Promuovendo investimenti pubblici e privati su larga scala attraverso il Consiglio europeo per l'innovazione, InvestEU, Orizzonte Europa e il gruppo BEI, si sta costruendo un percorso completo di innovazione, dalla ricerca alla commercializzazione, in cui gli investimenti alimentano l'innovazione e l'innovazione attira ulteriori investimenti. Promuovere i partenariati pubblico-privati aumenterà notevolmente la disponibilità di capitale di rischio in Europa. Ciò è essenziale per raggiungere la sovranità e l'indipendenza in settori tecnologici chiave. Nuove iniziative, tra cui l'atto europeo sull'innovazione, i sandbox normativi, il 28° regime e il fondo Scale-up Europe, elimineranno la frammentazione, ridurranno l'incertezza per gli investitori e daranno alle imprese innovative la dimensione, il capitale e la velocità di cui hanno bisogno per competere a livello globale.
Ricordiamo che la Commissione ha proposto un bilancio UE per il periodo 2028-2034 pari a quasi 2 000 miliardi di EUR, che prevede un Fondo europeo per la competitività dotato di 451 miliardi di EUR e 175 miliardi di EUR destinati alla ricerca e all'innovazione dell'UE attraverso Horizon Europe. I piani di partenariato nazionali e regionali previsti nella proposta forniscono inoltre un chiaro esempio della nuova governance perseguita dalla Commissione, basata su negoziati diretti con gli stati membri su un singolo pacchetto di misure che includa i differenti fondi e strumenti attuali, per altro già messa in discussione dal Parlamento europeo e da diversi Stati membri.
Infine, nonostante il suggerimento della von der Leyen di ricorrere alle possibilità previste dai trattati in materia di cooperazione rafforzata tra gli stati membri, laddove la mancanza di progressi o di ambizione rischi di compromettere la competitività o la capacità di azione dell'Europa, nelle conclusioni del Consiglio non si fa alcun riferimento a questo strumento, che consiste nel formare una sorta di "coalizione dei volenterosi" per far approvare misure che difficilmente otterrebbero il sostegno della maggioranza degli Stati membri o, tanto meno, raggiungerebbero l'unanimità.
Da molti lati si enfatizza un futuro dell'UE a velocità multiple, con presunti "assi" tra le capitali tedesche, francesi e italiane, i "grandi", che prenderebbero la guida di un'Unione che si pretende in ogni caso di presentare unita e, anzi, proiettata verso un ulteriore allargamento dai Balcani all'Ucraina. Che cosa farebbero i "piccoli" oltre ad obbedir tacendo, nessuno lo dice.
Visto da Bruxelles, questo appare piuttosto l'ennesimo episodio di "magical thinking". Il tentativo di distogliere l'attenzione dalla semplice realtà di una Unione che, oltre a fare fronte alla deindustrializzazione, dovuta essenzialmente agli elevatissimi costi dell'energia, deve assolutamente reperire gli strumenti finanziari per sostenere il budget comune per i prossimi 7 anni, pagare il debito dei PNNR nazionali e quello derivato dai 90 miliardi di aiuti all'Ucraina, dove si continua entusiasticamente a fomentare la guerra piuttosto che negoziare una pace durevole. E che procede in ordine sparso su ciascuna di queste urgenze. Meglio concentrarsi sulle olimpiadi invernali ed il festival di Sanremo.
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